1 gennaio 2010Vietnam😊 happy5 min
DELTA DEL MEKONG
Il primo giorno arriviamo a MYTHO BEN TRE dove percorriamo una parte a piedi e poi ci imbarchiamo su delle piroghe per la visita di alcuni canali del Mekong, il percorso è brevissimo ma carino; visitiamo anche alcune attività locali e pranziamo. Sintetizzando niente di diverso dalle solite escursioni organizzate, di certo chi ha pagato per l'escursione giornaliera è una delusione poiché della vita del Mekong non ha visto niente, e non erano in pochi. Un gruppo di 15 persone compreso noi prosegue in pullman per Can Tho, dove arriviamo a buio. Ci aspettavamo una piccola e un po' disagiata cittadina ma di notte con tutte le luci accese l'impressione è di una metropoli, alcuni viaggiatori hanno pagato un supplemento per dormire nelle home stay dei pescatori lungo le rive del Mekong, ci fermiamo all'inizio di un ponte, nel bel mezzo di una zona artigianale e li scendono, devono attraversare una strada a quattro corsie nel buio più assoluto e traffico veloce
.non sappiamo se l'indomani mattina li rivedremo. Una domanda ci sorge spontanea, ma qui in Vietnam vale la pena andare in una home stay per calarsi nel loro quotidiano? A Can Tho mangiamo in un locale che ha i tavoli sulla banchina di imbarco del Mekong, consigliato da Lino un viaggiatore solitario, un argentino incontrato per caso e amico della nostra temporanea compagna di viaggio Ines anche lei argentina che per i prossimi tre mesi attraverserà, una bella fetta di Asia in solitaria. La mattina seguente alle 8.00 ci siamo imbarcati su una piccola lancia per la visita del MERCATO GALLEGGIANTE DI CAI RANG, (per la visita di questo mercato ci eravamo fatti molte paranoie perché avevamo letto che era più bello vederlo la mattina presto mentre buona parte dei tour organizzati partivano con molta calma; in verità come già visto in altri luoghi il Vietnam ha un commercio ancora genuino effettuato tra gente comune nella mancanza totale della grande distribuzione, pertanto avviene quotidianamente ovunque e ne sono coinvolti tutti per gran parte della giornata) il mercato praticamente è ovunque e qui le foto si sprecano. Proseguiamo per vedere una raffineria di riso, un capannoncino dove gli agricoltori del circondario portano il raccolto per raffinare il prodotto, anche qui tutto è interessante. Il secondo giorno di tour incomincia a rispondere alle aspettative, anche Ines si è convinta poichè alla fine del primo giorno aveva gettato la spugna e voleva far rientro a Saigon per volare subito a Phnom Penh. Nel pomeriggio il gruppo si divide nuovamente di 15 persone solo sette proseguono con un piccolo Van per CHAU DOC ultima cittadina vietnamita prima del confine con la Cambogia. Il percorso è abbastanza lungo ma la vita che scorre fuori dal finestrino ci distrae per tutto il tempo. Arriviamo a Chau Doc dopo il tramonto, il tramonto lo abbiamo visto dal Monte Sam. Pernottiamo nell'albergo previsto dal tour THANH NAM 2 in stile regime, il personale un po' troppo soldatesco sembra di essere in una mensa militare dove non puoi nè alzarti, nè chiedere, ma anche questo è Vietnam. Fortuna che il nostro soggiorno è un lampo.
Nei paesi arabi la mattina presto si sente il muezzin, qui invece alla mattina presto si sente la radio pubblica che divulga a tutto volume proclami. La mattina alle 6:00 il gruppo si divide nuovamente perché sola noi e Ines proseguiremo per la Cambogia il resto del gruppo torna a Saigon. Passa a prenderci un mezzo curioso, una bicicletta con attaccato dietro una specie di calesse, sembra quello delle gare dei cavalli, carichiamo i nostri due zaini saliamo io e mia moglie un po' come due equilibristi; motore trainante un corpulento omino che sembra morire dopo ogni pedalata, (ma dove lo hanno trovato!). Sarà questo il mezzo che ci porta in Cambogia?
Per fortuna per lui e per noi visto il precario equilibrio, dopo circa 1 km si ferma sulla banchina, lasciamo il triciclo per salire su un triciclo nautico, una barchetta a motore, come barcaiolo abbiamo un'austera signora che aspetta qualcuno che non arriva, dopo averci fatto attendere per un po' si decide a partire. E' visibilmente stizzita, siamo un po' perplessi poiché non sappiamo dove siamo diretti. La barca che ci porta in Cambogia doveva essere una barca veloce oltre al fatto che non c'è Ines. Ci avranno fregato di nuovo? Dopo 30 minuti di navigazione si intravede un villaggio galleggiante la barchetta ormeggia a una casetta ci fa scendere e ci fa visitare la casa che è un allevamento di pesci, ci spiega che sotto per tutto il perimetro ci sono gabbie che sprofondano per 6/8 metri nel fiume, apre la gabbia e ci dà il mangime per provare a cibare i pesci. Quanti sono! Si riparte ci addentiamo nel villaggio, a un certo punto ormeggia a un improbabile ponticello fatto di pali e assi malmesse, scivolose e in alcuni punti pericolosamente oblique verso l'acqua. Non penserà mica che io passo di lì? Invece dobbiamo passare proprio di lì e invece che ormeggiare più vicino alla piattaforma ormeggia in capo alla passerella, risultato per arrivare alla stabile piattaforma devi percorrerla per circa 200 mt. Partiamo con passo incerto a metà piccolo problema, nel senso opposto arrivano 7 baldi giovani, ridono per come siamo timorosi, loro camminano come se fossero sulla Promenade des Anglais, per fortuna non ci dobbiamo scambiare loro saltano su un guscio di noce ormeggiato. Superata questa prova di coraggio arriviamo alla piattaforma che unisce varie case qui fortunatamente possiamo goderci con serenità il luogo, che merita, è una visione nuova, uno spaccato di vita quotidiana che completa positivamente questa escursione sul Delta del Mekong. Rientrati sul triciclo con maggior sicurezza ma non troppa, riprendiamo il largo. Nel bel mezzo del Mekong (tra una sponda e l'altra ci sono diversi km) l'austera signora spenge il motore e si lascia portare dalla corrente, nuovamente non si capisce cosa stiamo facendo, fin quando un lontano rumore rompe il silenzio, con lo zoom della telecamera vedo puntare dritto su di noi uno scafo bianco velocissimo, dopo un minuto è già al nostro fianco; dal finestrino una persona si sbraccia riconosciamo in lei, Ines. Saliamo a bordo con i nostri pesanti zaini con non poca difficoltà lasciando, come mancia, i dong rimasti alla burbera signora, finalmente vediamo un gran sorriso.
FINE PRIMA PARTE il viaggio prosegue i